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Fottuto Reggaeton (singolo)

fottuto reggaeton
Genres
Etichetta
Mumbles Records

Fottuto Reggaeton (singolo)

 1 Track
  • Fottuto Reggaeton
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    L’altra sera mi son svegliato
    Nel bel Mezzo della notte
    Un suono strano come notte
    E mi son chiesto che ne so

    Mi alzo in piedi alla finestra
    Vago nel buio della notte
    Sembravan fossero mignotte
    Ma era un fottuto reggaeton

    Sola ballavi da sola
    Con una birra in mano tu eri l’unica
    Ora la pula ti sfiora
    Poi di forza ti porta via
    Ma rimane acceso quel fottuto reggaeton

    Son di nuovo le 3 di notte
    Sento qualcosa che mi manca
    Le casse accese si una panda
    E mi son chiesto che farò

    Giù di corsa scendo in strada
    Una chitarra e la tracolla
    Con le ciabatte e la vestaglia
    Suono un fottuto reggaeton

    Ora un vaso mi sfiora
    Sotto questa luna tutto si illumina
    Vola un secchio e una scopa
    Poi d’un tratto una luce blue
    Come un felino scatto e già io non ci sono più

    Suona la sirena suona
    Con la chitarra in mano io ero l’unico
    Ora la pula mi sfiora
    E con un balzo mi porta via
    E questa è la mia storia di un fottuto reggaeton


“Un Fottuto Reggaeton”: Cronaca ironica di una notte surreale

C’è qualcosa di profondamente umano — e profondamente italiano — nel raccontare una notte insonne, surreale, dove la normalità si sfalda al suono di un reggaeton fuori contesto. La canzone “Un Fottuto Reggaeton” è un piccolo viaggio grottesco, notturno, poetico e vagamente demenziale nel cuore di una città che non dorme, o meglio, che fa di tutto per impedirti di dormire.

Il brano si apre con un risveglio improvviso: “L’altra sera mi son svegliato / Nel bel mezzo della notte”. L’incipit è classico da ballata urbana, ma subito il tono si deforma grazie a un elemento di disturbo: un suono strano, che si rivela essere nientemeno che… un “fottuto reggaeton”. È qui che entra in scena la cifra ironica dell’autore: il contrasto tra il mondo intimo e quieto del sonno e l’irruzione di una realtà chiassosa e grottesca.

Tra cronaca e delirio

Il protagonista si affaccia alla finestra e scopre uno scenario tragicomico: una ragazza che balla da sola con una birra in mano, l’arrivo della polizia, e una musica che non accenna a spegnersi. Il reggaeton diventa quasi un simbolo di disordine urbano, una colonna sonora inarrestabile che accompagna ogni atto della notte.

Nella seconda parte della canzone, il protagonista passa da spettatore a protagonista. Spinto da una nostalgia o forse da un’insana ispirazione, si butta in strada con chitarra e vestaglia, pronto a suonare il suo personale “fottuto reggaeton”. A quel punto la narrazione si fa ancora più assurda: oggetti volanti, inseguitori invisibili, e una fuga finale degna di un film comico-poliziesco.

Un anti-inno urbano

La canzone è costruita su un ritmo narrativo che ricorda le storie beat, ma con l’ironia tipica della satira pop italiana. La ripetizione ossessiva dell’espressione “fottuto reggaeton” serve a esprimere insofferenza, ma anche una specie di resa: quella a una cultura musicale onnipresente, che invade spazi e menti, e che si fa colonna sonora anche della disobbedienza, della noia, del caos.

Ma la vera forza del brano sta nella sua capacità di raccontare qualcosa di più profondo sotto la superficie comica: l’alienazione urbana, l’invasione degli spazi personali, la ribellione goffa di chi cerca ancora un po’ di poesia in una notte che ha perso senso.


Recensione musicale: un’ironia ritmica che funziona

Dal punto di vista musicale, “Un Fottuto Reggaeton” è una miscela volutamente sbilenca di generi e riferimenti, che gioca con le aspettative dell’ascoltatore. Il titolo promette — o minaccia — un pezzo reggaeton, ma in realtà il brano sembra più una parodia folk con accenti cantautorali, contaminata da echi urbani, ritmi latini accennati e un’ironia pesante che sorregge tutta la struttura.

La scelta di una struttura semplice e ripetitiva rafforza il tono comico e paradossale del testo: la ripetizione del tema musicale riflette la monotonia del “disturbo sonoro” che il protagonista cerca di combattere (o imitare). Il reggaeton, nel suo senso più ampio, non è tanto una scelta musicale quanto un concetto, una rappresentazione sonora del rumore sociale, dell’ossessione collettiva per i ritmi ballabili a ogni costo.

La voce narrante — volutamente dimessa, quasi parlata — rievoca lo stile dello spoken word o delle canzoni “parlate” del cantautorato ironico italiano (alla Elio e le Storie Tese, per capirci), con una narrazione che tiene più alla storia che all’intonazione. Gli arrangiamenti sono minimi: qualche accenno ritmico, forse un beat elettronico semplice, e un accompagnamento chitarristico che non fa mai da protagonista, ma resta lì come un complice della storia.

Nonostante l’apparente semplicità, il brano funziona proprio per la sua coerenza tra testo, tono e musica: non è una hit da ballare, ma una canzone da ascoltare sorridendo, magari alle tre di notte, con le finestre chiuse… mentre qualcuno, da qualche parte, suona ancora un fottuto reggaeton.

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